Lorenzo Calza, in arte elle©i, un ragazzo autistico, un incontro. Cronistoria di una terapia a fumetti
martedì 20 ottobre 2015
martedì 15 settembre 2015
Pro positi
«Luca. Cosa succederà quando finisce l'estate?»
«Continuare con il fumetto.»
«E trovare un lavoro, no?»
«Eh, spero…»
«Quale, per esempio?»
«In una fumetteria!»
«Continuare con il fumetto.»
«E trovare un lavoro, no?»
«Eh, spero…»
«Quale, per esempio?»
«In una fumetteria!»
martedì 18 agosto 2015
Agosto
Agosto
è un mese difficile per Luca. Si interrompono tutte le attività, il
caldo, la solitudine, il mix di farmaci. Da un po' abbiamo trovato
questa via: le "storielle sociali", come vengono tecnicamente chiamate
nel mondo dell'autismo, che si trasformano in piccole gag. Ovvio che
Luca fatichi a rappresentarsi, affrontarsi, fa parte della patologia. Ma
costruirgli un cammino ordinato in questo senso fa parte della terapia.
Il discorso diretto si trasforma in percorso compiuto, con un suo
senso, una sua comicità, e l'autorappresentazione non è più solo
didascalica. Il mio sogno è che un giorno, da qualche parte, possa pure
vedersele pubblicate. Che diventi IL SUO percorso, utile anche per
altri.
martedì 9 giugno 2015
«Come ti va, Luca?»
«Bene.»
«In che senso?»
«Che sono un po' sveglio, un po' attivo, che avrei tanta voglia di lavorare e pensare ai progetti…»
«Come la vedi una storia d'amore?»
«Ah, sì, certo… Un giovane principe incontra una splendida ragazza dall'aspetto normale, che però in realtà è… Ha il volto di un cavallo!»
«Perché?»
«Così, è un modo di fare una storia.»
«Bene.»
«In che senso?»
«Che sono un po' sveglio, un po' attivo, che avrei tanta voglia di lavorare e pensare ai progetti…»
«Come la vedi una storia d'amore?»
«Ah, sì, certo… Un giovane principe incontra una splendida ragazza dall'aspetto normale, che però in realtà è… Ha il volto di un cavallo!»
«Perché?»
«Così, è un modo di fare una storia.»
mercoledì 13 maggio 2015
Magia (Il cervello fa CRICK CROCK)
Sono esausto, morto. Scendiamo le scale e mi sento abbracciare da
dietro. Mi volto, è Luca. Siamo reduci dell'ennesima magia della
narrazione, un'altra storia inventata con i bambini. Quell'abbraccio di
Luca a occhi chiusi, un tatuaggio.
martedì 28 aprile 2015
La sigaretta esplosiva
Già piove. Quando arrivo, vedo gli educatori col volto scuro. È successo
qualcosa, penso. Infatti, Luca ha appena spintonato una donna lenta a
scendere dall'autobus. È andata bene, nessuno strascico, ma lui è
nervoso, compresso, in una delle sue bolle. Mi crolla tutto, temo per
l'incontro con i bimbi, anche perché è una parte delicata del
laboratorio. Quella creativa. Entriamo, Luca è catatonico, difficile
recuperarlo. Si parte, io sono svuotato. Inventiamo personaggi, lanciatemi
frasi, creiamo l'ambiente, ecc. I bimbi delle elementari si vedono già
proiettati alle medie. E anche gli argomenti salgono di tono. Entro nel
panico, mi sento solo, a gestire una cosa troppo grossa, stavolta. Poi,
come per magia, grazie alla brillantezza dei ragazzi e al vedere Luca di
nuovo attento e partecipe, la storia nasce. Erano previste due, ma ci
prendiamo tre pagine. Una storia intensa. Recitiamo, scherziamo, urliamo
dialoghi, ma arriva il momento in cui si deve recuperare la lenza:
«Niente supereroi, scoppi, spari, lotte, niente voli, niente battute,
non si ridacchia» dico all'improvviso «Stiamo facendo una cosa seria.
Bisogna usare il cuore». Ammutoliti. Continuo a ripetere il concetto man
mano, richiamando i loro occhi. Come faccio spesso con quelli di Luca.
Funziona, un passo alla volta. Dialoghi lunghi e svolazzanti riportati
in frasi brevi, realistiche. Non si gioca. Si parlerà di bullismo, di
machismo, e di uno scambio di ruoli psicologici. Di occhi di una
ragazzina che cambiano sguardo. Di una sigaretta spezzata, di una
lacrima asciugata sul volto di un duro. Una storia non certo da terza
elementare, ma così è andata. Non so quanto, ma so che qualcosa a loro è
arrivato. Infatti, sono entusiasti. Ora, dopo questa titanica fatica
dovranno disegnare e letterare la tavola. Aspettiamo. A fine incontro
Luca mi dice: «Confesso, Lorenzo, io sto bene qui, con i bambini. La mia
testa mi dice che sto bene qui.» Ecco.
lunedì 27 aprile 2015
Specchi
La
prima esperienza in classe è stata stupenda. Luca tranquillo,
sorridente, concentrato. Continuava dirmi: «La mia testa mi dice che mi
sto divertendo, che sono tornato bambino!». Abbiamo improvvisato,
teatralmente, i bambini erano scoppiettanti. Abbiamo cavalcato nella
storia del fumetto e dell'immaginazione, e poi dentro il segreto della
tavole. Domani, ne imbandiamo una. Un esperimento di laboratorio
integrato secondo me esemplare, un gioco di specchi, in cui tutti
imparano e insegnano. Ma tanto, intorno è tutto così rigido, bloccato.
Molto più di Luca.
giovedì 15 gennaio 2015
Walter Carneval
«Luca, ma perché non torniamo a fare qualche vignetta con Sheila?»
«Cerca di capire, non sono più un romantico, quello di una volta… Preferisco fare personaggi maschili…»
«Cerca di capire, non sono più un romantico, quello di una volta… Preferisco fare personaggi maschili…»

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